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Sulle scale

 

Nella mia carriera chitarristica ho suonato un sacco di scale, e le suono tutt’ora, scale semplici, per terze, seste, ottave e decime. Penso che le scale siano molto importanti per lo sviluppo della tecnica: sono un buon esercizio durante il quale si deve provare a suonare veloce, con un suono forte e con un suono bello. In altre parole le scale sono, nella mia visione, il compromesso giusto tra velocità e suono.

Le scale sono veramente utili per sviluppare le capacità esecutive di entrambe le mani.

Per quanto riguarda la mano sinistra risulta evidente che le dita devono essere più aderenti possibile alla tastiera, in modo da aver il movimento più piccolo possibile del dito per premere la corda, più piccolo il movimento, più veloce si potrà suonare. Il pollice deve essere messo al centro del manico dietro la tastiera e le quattro dita della mano sinistra dovranno essere curvate allo stesso modo sulla corda.

Per quanto riguarda la mano destra, la posizione dell’avambraccio è molto importante perché lo stesso deve spostare le dita dalla sesta alla prima corda facendo in modo che la posizione delle dita rispetto alla corda suonata sia sempre uguale. Il polso non dovrà essere piegato rispetto alla linea dell’avambraccio, il palmo della mano parallelo alla cassa armonica, e le dita che suonano dovranno essere curvate allo stesso modo.

Le unghie sono importanti ed essenziale è l’alternanza delle dita. Nella mia concezione le scale vanno suonate con il tocco appoggiato alternando indice e medio, per riuscire a suonare più veloce possibile.

Questi sono consigli semplici e logici.

Io penso che qualsiasi insegnante di chitarra conosca già gli appunti di cui sopra e li trasferisca ai propri studenti. Ma una questione importante rimane irrisolta, secondo me. Come raggruppare le note di una scala?

Se voi guardate in differenti libri, probabilmente vi accorgerete che le scale sono scritte in modo diverso: in quarti, ottavi, sedicesimi, perlopiù. Sebbene ogni scala cominci nel modo giusto, cioè con un accento sulla prima nota (la tonica), la scala può essere scritta con gruppi di due, tre o quattro note, e qui sta il problema: se noi prendiamo esempio dalla scala di DO, partendo dal Do basso, andando al Do alto e quindi ritornando senza soluzione di continuità, avremo quindici note che sono impossibili da raggruppare mantenendo gli accenti secondo la logica tonale, ossia sul Do. Se state suonando una scala di DO l’accento dovrebbe cadere sempre sul DO, anche se dovessimo avere una scala di otto ottave. Qualsiasi raggruppamento voi scegliate, l’accento cadrà su note diverse. E, secondo me, questo è sbagliato.

Questo problema si può risolvere usando un ritmo di derivazione balcanica: il sette ottavi, che noi possiamo dividere in un gruppo di quattro ottavi seguito da un gruppo di tre ottavi, così che possiamo avere un secondo accento sul SOL, dominante di DO. Purtroppo questo è un ritmo poco comune negli ambienti classici, e si darà il caso che qualche musicista non avrà mai suonato musica con questo ritmo. All’inizio potrà sembrare strano e irregolare, ma io credo che questa sia la strada migliore per organizzare le note della scala.

Ultima osservazione sull’esecuzione delle scale sulla chitarra. Con la diteggiatura che io suggerisco io cerco di evitare grandi spostamenti della mano sinistra sulla tastiera della chitarra. Se noi guardiamo alle scala di DO diteggiata da Segovia, vedremo che sulla terza corda vi è la diteggiatura 1-3, 1-3 per le note LA-SI-DO-RE. Non c’è dubbio che questo sia il punto più difficile della scala, per le dita, per il braccio e per il mantenimento del tempo. Nella mia diteggiatura io evito questa difficoltà dividendola in due difficoltà più piccole: quando arrivo sulla terza corda suono LA-SI-DO con 1-3-4, poi faccio un piccolo spostamento di braccio sinistro e vado a suonare RE-MI-FA sulla seconda corda con 1-3-4, quindi sulla prima corda andrò a suonare SOL-LA con 1-3, sposto il 3 da LA a SI e infine suono il DO con il dito 4. Per il ritorno: SI e LA con 3 e 1, sposto il dito 1 sul SOL, e poi indietro rovesciando la diteggiatura dell’andata. In questo modo io divido la difficoltà dello spostamento il due difficoltà minori, due all’andata e due al ritorno, e così ottengo il risultato che la mia scala potrà essere più veloce ed omogenea.

Con questa idea ho diteggiato tutte le 24 scale. Penso sia la via migliore per ottenere la velocità massima. Scaricare e provare, per credere!

Stefano Masera

Rovereto, 11 aprile 2013

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