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Sulle melodie

 

Scrivo queste riflessioni per capire quali sono le caratteristiche che rendono un composizione “buona” per essere usata da un principiante. Faccio presente che io di solito comincio ad insegnare il tocco appoggiato prima del tocco libero, ma credo che queste riflessioni si possano adattare a qualunque tipo di inizio dello studio della chitarra.

Come chitarristi siamo fortunati riguardo al repertorio: possiamo scegliere tra una quantità sempre crescente di metodi per chitarra. La scelta è pressoché infinita, ed è praticamente impossibile controllare tutti questi metodi. Questo è un peccato perché sono sicuro che in ognuno di essi ci sono delle cose buone e nuove che gli altri non hanno.Le composizioni che si usano con i chitarristi principianti si possono suddividere in tre categorie:

esercizi: qui abbiamo tutta la musica che ha un intento didattico ma senza avere un grande significato musicale; questi esercizi di solito sono stati scritti per migliorare l’esecuzione o risolvere problemi tecnici;

composizioni originali: in questo gruppo abbiamo tutte le composizioni originali scritte dai vari autori dal passato fino ad aggi;

canzoni: il gruppo più complesso, che comprende tutte le canzoni che sono eseguibili sulla chitarra;

Esercizi:

I metodi di insegnamento più recenti utilizzano il più possibile materiale musicale che ha un significato espressivo piuttosto che semplici esercizi. Per questo motivo nei moderni metodi ci sono meno esercizi che nel passato. Personalmente io concordo con questa visione, e cerco di usare meno esercizi possibile, perché si solito essi stimolano poco lo studente. I soli esercizi che io faccio fare sono le scale, che sono importanti per lo sviluppo della tecnica e  per la percezione tonale.

Composizioni originali:

Le composizioni originali scritte intenzionalmente per lo strumento di certo sono il miglior materiale musicale che l’insegnante di strumento possa utilizzare. Questo è particolarmente vero se le composizioni vengono da un buon compositore, non necessariamente da un compositore famoso. Le composizioni didattiche hanno il difficile compito di coniugare un intento didattico con elementi musicali significativi che possano rendere interessante il pezzo. Purtroppo per l’appoggiato ci sono poche composizioni nel XIX° e nella prima parte del XX° secolo. Credo che la ragione sia perché il tocco appoggiato è diventato famoso con Segovia e prima di lui i compositori scrivevano preferibilmente per la tecnica dell’appoggiato. Ma anche ai nostri tempi compositori famosi come Julio Sagreras, Maria Linnemannn, Leo Brouwer e Carlo Domeniconi (mi scusino gli altri se non li cito per ragioni di spazio) non hanno scritto cose significative per il tocco appoggiato. Recentemente la tendenza è cambiata e ci sono alcuni compositori poco famosi che hanno scritto anche per l’appoggiato. Scrivere una melodia per il tocco appoggiato è piuttosto semplice: si tratta di scrivere una serie di note nello stile preferito che abbiano un significato musicale. Penso che la cosa più importante per un pezzo di questo tipo sia quella di avere una forma riconoscibile che comprenda la dialettica A-B. Se guardiamo ai compositori del passato vediamo che le forme più usate sono AB, ABA, AABA, ABACA, altre forme sono meno comuni. Nel passato i compositori scrivevano molte composizioni denominate “Fantasie” o “Ricercare” che non avevano una struttura definita, ma nei secoli successivi attenersi ad una forma musicale divenne più importante. Solo alla fine dell‘800 i compositori cominciarono ad andare oltre le strutture regolari, ma una cosa possiamo ben dire: se vogliamo divulgare la nostra cultura musicale è importante che abituiamo i nostri allievi a riconoscere le diverse forme musicale e la dialettica delle parti contrastanti, seppur inconsciamente. La forma musicale arricchisce la musica con le parti contrastanti e scandisce il flusso temporale. Ad A segue B, spesso A ritorna dopo B oppure C, e così noi abbiamo il nostro schema mentale che si aspetta questa struttura. Questa è la ragione per cui molti ascoltatori “classici” rimangono insoddisfatti dalla musica minimalista, dalla musica africana, dalla musica asiatica, perché in questi tipi di musica c’è uno sviluppo continuo e non l’alternanza della dicotomia A-B. Anche nella forma Sonata possiamo vedere l’abilità del compositore dello sviluppare un elemento del tema, ma poi torniamo a risentire il tema nella sua forma originale. Ho parlato della struttura delle composizioni perché questo è uno degli argomenti più importanti del punto successivo.

Canzoni:

Prima di tutto la musica è canto. Noi ascoltiamo canzoni dall’infanzia fino alla vecchiaia, dalla semplice voce di nostra madre fino ai virtuosismi di un’aria d’opera. Le parole delle canzoni portano un significato letterale ma anche un significato musicale, ed è per questo che tutti noi possiamo cantare canzoni in una lingua che non comprendiamo. Per questo motivo le canzoni sono molto utili nell’educazione musicale, ma la domanda è: quali sono le caratteristiche che fanno di una canzone una canzone adatta per l’educazione musicale? Per prima cosa credo che sia importante pensare alla tonalità di una canzone. L’insegnante di strumento non insegna una canzone perché essa sia suonata insieme al CD o alla radio, ma insegna una canzone perché questa porti un progresso nella tecnica dell’allievo. Per questo motivo dobbiamo scegliere una tonalità adatta allo scopo. Una canzone come Jingle bells può essere facile sulla chitarra se eseguita in DO maggiore e può essere difficile in MIb maggiore, per questo la tonalità va scelta molto accuratamente. Un altro aspetto importante è l’aspetto ritmico. Una apparentemente facile melodia come “Tanti auguri a te” porta in sè una difficoltà nella nota da un ottavo puntato seguita dalla nota da un sedicesimo (tan-ti), che può rappresentare uno scoglio per alcuni allievi inesperti. Nella versione originale di questa canzone, “Good morning to you”, questo problema non esisteva perché “good” è una parola monosillabica e non presenta la problematica della parola “tanti” di cui sopra. Noi possiamo evitare il problema usando una nota da un quarto e la melodia rimane riconoscibile: per questo motivo ogni canzone è semplificabile nel ritmo finché la melodia non rimanga riconoscibile. Per finire anche la struttura è molto importante. Se prendiamo ad esempio la nostra canzone “Tanti auguri a te” vedremo che eseguendola non utilizzeremo mai più di 20 secondi. Non so se esista al mondo una seconda parte di questa canzone, credo di no, e se così è noi abbiamo solo 8 battute in tre quarti, la struttura è A e niente altro! Possiamo ripetere il tutto in modo da avere AA, magari con piccole variazioni, ma alla fine ci mancherà qualche cosa perché manca la dialettica che la presenza di ogni B consente. Per questo motivo penso che sia meglio affidarsi a canzoni che comprendono una parte A e una B, danno maggiore ricchezza e soddisfano di più l’orecchio.Un’altra osservazione sulla struttura delle canzoni. La famosa canzone “Nella vecchia fattoria” ha una struttura chiamata forma Lied, AABA. Questa struttura diventa, facendo una seconda strofa AABBA, poi AABBBA eccetera, man mano che inseriamo un animale nuovo nella canzone. Notiamo come l’ultimo A sia la conclusione della struttura AABA, e io sento che ha una funzione conclusiva, in qualche modo chiude il mio schema mentale cui sono abituato. Ora: talvolta sento eseguire questa canzone in questa forma: AAB, AABB, AABBB.......A in cui si sintetizzano in un unico la A finale e la A iniziale. Non so se questa sintesi si faccia per risparmiare tempo o nella speranza di essere meno noiosi, ma il mio orecchio mi richiede la A finale per concludere lo schema AABA e poco importa se poi ricomincio con le stesse parole. Se l’ultima A non viene eseguita il mio orecchio ha come l’impressione di un puzzle incompleto. E voi che ne dite? 

 

Stefano Masera

17 giugno 2013

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